GLI INSEGNAMENTI DEL TENSHIN SHODEN KATORI SHINTO RYU

Nel mokuroku della scuola si trova la frase di apertura: "Heiho è heiho, e tutti dovrebbero imparare heiho".
Dopo essere entrato nella scuola (in giappone ancora si fa firmare un giuramento con il proprio sangue chiamato keppan), ci si aspetta che lo studente si alleni diligentemente nel corso della sua vita in modo da diventare e rimanere abbastanza forte da essere in grado di uccidere un nemico con un singolo colpo di spada. Gli spadaccini del Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu devono essere fisicamente forti, ma nello stesso tempo devono anche sviluppare un proprio potere mentale tale che nulla possa intimorirli.
Il bujutsu classico (ossia le classiche arti marziali) è essenzialmente un mezzo per combattere, un mezzo con il quale si difende se stessi e la propria casa; ma attraverso un processo di allenamento continuo si coltiva anche uno stato mentale naturale e moralmente retto. La vera comprensione del heiho è possibile solo dopo un addestramento sufficientemente rigoroso.
La scuola proibisce ai suoi spadaccini di ingaggiare combattimenti per ragioni personali. Questa prescrizione considera che il combattimento implica questioni legate alla vita e alla morte; inevitabilmente alla fine la vita dell'uno o dell'altro verrà presa. Perciò si dice che lo shiai (il contesto della competizione) è sinonimo di shi-ni-ai, la seconda espressione implica che la morte è un aspetto del combattimento reale.
Inoltre la scuola ha il gokui kaiden, l'ultimo certificato del ryu, ma i requisiti minimi per questo certificato implicano che colui che lo riceve abbia almeno 52 anni di età.
Il fatto che vi siano centinaia di migliaia di seguaci in ogni ryu rende impossibile agli istruttori dedicare ad ogni allievo una particolare attenzione. Pertanto il Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu non è interessata al numero di studenti che essa ha e che occupano un ruolo al suo interno. Questo è il maggior punto di differenza tra i valori classici e le moderne idee nel budo.
Sin dai tempi più antichi il Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu non è stato monopolizzato dalla classe guerriera. Persone di differenti classi sociali - dai contadini ai mercanti - si sono dimostrati adatti alla pratica. E' una politica della scuola il non perseguire quelle persone che si sono iscritte ma che non si allenano; né è stato mai negato l'ingresso a quelle persone che si adoperano per i suoi membri.
Un piccolo gruppo di seguaci seri viene considerato sufficiente per i propositi della scuola ed è preferibile ad un ampio gruppo di membri al fine di trasmettere correttamente la tradizione classica.
Se lo spirito di umiltà, un elemento intrinseco del Bushido (la Via del Guerriero), viene rimosso dall'insegnamento delle arti marziali classiche, la perdita di questa importante virtù rende tali studi dei meri sistemi di violenza.
Gli autentici studi marziali classici (bujutsu e budo) vanno insieme di pari passo con il comportamento umano e circondano i suoi esponenti di un senso morale profondamente sviluppato. Non è la vittoria fisica che deve essere ricercata. La vera vittoria è il raggiungimento dei propri obiettivi senza ricorrere al combattimento; qui risiede il concetto del wa - pace - il fine ultimo incorporato nel heiho. Nello Zui-Bonno-kyo, un sutra buddista impariamo:
Nessuna ostilità può essere eliminata con l'ostilità, ma piuttosto con l'amicizia che è stata un aspetto presente durante tutte le ere.
Il maestro Iizasa lasciò un insegnamento segreto che chiamava kumazasa no oshie (ossia l'insegnamento di "un bamboo basso e spoglio") per quelle persone che cercano di mettere alla prova se stessi nei combattimenti personali.
Il Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu non adotta alcun sistema di gradi per i suoi membri dal momento che devono essere decisi sulla base di risultati provenienti da un combattimento artificiale; non vi è alcun torneo sportivo poiché nello studio marziale classico non vi è posto per questo.
Sia agli insegnanti che agli allievi è richiesto solamente di dedicarsi a pieno agli allenamenti ed aiutarsi l'un l'altro.

Nel Katori Shinto Ryu, e nel “Budo” in generale, la tecnica non è fine a se stessa, ma è soltanto uno strumento a disposizione del praticante per ottenere il suo obiettivo. Questo strumento, però, per poter essere funzionale deve essere ben costruito e soprattutto correttamente  utilizzato.

"ICHI GAN NI SOKU SAN TAN SHI RIKI"

  • Ichi gan: primo: Primo “gli occhi” guardare e vedere limpidamente e serenamente cosa sta succedendo.
  • Ni soku: Secondo “i piedi” muovere correttamente il corpo “Tai Sabaki” l’unica e vera arma di difesa della scuola.
  • San tan: Terzo “il centro” del corpo “Tanden” conquistare il centro di se’ stessi e della relazione con l’altro
  • Shi riki: Quarto “la forza” nel senso di risposta fisica e tecnica NON mera forza fisica

"MA TO MAAI TO ZANSHIN"

Sguardo, spostamento, tanden e tecnica sono le nostre armi, ma vanno correttamente utilizzate assieme alla distanza giusta, al momento più opportuno e con il giusto grado di attenzione.

  • Ma: corretta distanza di esecuzione
  • Maai: corretto tempo di esecuzione
  • Zanshin: corretto stato mentale di controllo della dinamica degli eventi

Fonti:www.jitakyoeibudo.it